Il riconoscimento facciale nei sistemi di videosorveglianza

riconoscimento faccialeLe telecamere sono portatrici di una quantità enorme di informazioni che possono essere elaborate da algoritmi sempre più complessi ma anche affidabili. Fra di essi si sta facendo largo, con sempre maggiore insistenza, il riconoscimento facciale.

Le aspettative nei confronti degli impianti di videosorveglianza sono sempre più elevate: nel 2019 non è possibile accontentarsi di vedere solo 4 immagini su di un monitor. Un installatore che quindi voglia rimanere al passo coi tempi e avere molteplici frecce al proprio arco ogni qual volta si presenta a un potenziale cliente, deve quindi guardare alla videosorveglianza come a un compendio di soluzioni.

Face recognition

Le telecamere sono portatrici di una quantità enorme di informazioni che possono essere elaborate da algoritmi sempre più complessi ma anche affidabili. Fra di essi si sta facendo largo, con sempre maggiore insistenza, il riconoscimento facciale. Fino a pochi anni fa la possibilità di integrare in un sistema di videosorveglianza un algoritmo che potesse permettere di riconoscere i visi delle persone era quasi fantascienza ed era limitata a impianti sofisticati e a installazioni molto particolari. Oggi invece è possibile trovare questa tecnologia anche nei prodotti di uso comune e con risultati sempre più soddisfacenti. Questo non deve stupire perché la “face recognition” è già da alcuni anni il sistema di sblocco scelto da Apple per i suoi prodotti e da alcuni dei suoi competitor top di gamma.

Come funziona?

Presupponendo di avere a disposizione ottime telecamere installate in maniera intelligente (ad esempio posizionate frontalmente a un varco da controllare) l’algoritmo di riconoscimento facciale permette ai sistemi di videosorveglianza di “isolare” i visi delle persone e di intraprendere azioni particolari impostate dall’installatore. Ad esempio si potrebbe chiedere all’impianto di salvare, in un database, tutti i visi che transitano in un determinato varco. In maniera silente e trasparente, attraverso telecamere comunque già presenti sul posto e non installate apposta, l’impianto sarà in grado di “scattare” dei primi piani di tutti i passanti semplicemente isolando nell’immagine i tratti del viso di ognuno.

Diverse applicazioni

Un utilizzo ancora più efficace dei sistemi di riconoscimento facciale potrebbe risiedere nella sua applicazione all’interno di un impianto di controllo accessi. In quel caso il sistema si confronterà con un database di foto esistenti permettendo ai soggetti autorizzati, ad esempio, l’accesso a una determinata area dell’azienda senza bisogno di pass o badge. Questo tipo di funzionalità trova anche un valido riscontro nel supporto alle forze dell’ordine: in questo caso il database di confronto potrebbe essere quello di persone ricercate per svariate ragioni. Si pensi a quanto si velocizzerebbe la scansione di ore di registrazioni se si potesse disporre di un programma capace di individuare un volto ben preciso all’interno di esse.

Affidabilità

Non deve passare il messaggio che, ad oggi, simili sistemi siano infallibili soprattutto se si fa riferimento agli algoritmi contenuti in telecamere o NVR di fascia medio/bassa. Ogni produttore dichiara percentuali di affidabilità abbastanza arbitrarie che però vengono per ora tenute prudentemente intorno all’80-90%. I punti deboli di questi algoritmi infatti risiedono sia in possibili installazioni fatte male sia in vari fattori esterni come la sporcizia delle lenti, le condizioni ambientali, ecc.

A questo si aggiunga anche che si sta parlando comunque di proposte molto recenti nel mondo della sicurezza e che quindi necessitano di tempo per maturare. Si può anche ribattere dicendo che, ad esempio, il riconoscimento facciale a bordo di iPhone “non sbaglia un colpo” ma in questo caso è necessario sottolineare che la telecamera frontale di questo device deve riconoscere una sola persona e da pochi centimetri di distanza, mentre i sistemi di riconoscimento facciale devono interfacciarsi con una varietà di situazioni pressoché infinita.

La GDPR

Infine, non bisogna dimenticare che i sistemi che prevedono il riconoscimento facciale pongono grosse responsabilità in termini di GDPR. Insieme alle impronte digitali infatti, i tratti somatici del viso, rappresentano un dato sensibile le cui modalità di trattamento vanno ben studiate, soprattutto qualora si andasse a inserire questo sistema in un luogo di lavoro. Su quest’ultimo ambito, nonostante sia molto grande l’offerta di corsi di formazione, il consiglio per l’installatore è quello di affiancarsi a un consulente sulla privacy e sul GDPR in modo da offrire al cliente finale una soluzione completa e affidabile sotto ogni aspetto incluso quello normativo.

UN SOFTWARE di analisi video confronta il viso inquadrato dalla telecamera con altri visi presenti all’interno di un database.

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