Galvani e Volta, la controversia sull’elettricità animale

elettricitàIngegno particolarmente creativo, fervida immaginazione e il sacrificio di diverse rane… sono gli elementi che stimolarono il dibattito sull’elettricità tra Luigi Galvani e Alessandro Volta.

Vi ricordate il film di Frankestein? Proprio il primo, quello del 1931? Bene o male lo conoscono un po’ tutti, ma se volete raccontare una chicca ai vostri amici, magari durante una serata seduti intorno a un tavolo dopo una bella cena, dovete sapere che il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Mary Shelley nel 1816. Questa informazione non lascerà di sasso i vostri ospiti quindi vogliamo raccontarvi qualcosa in più.

Proprio Mary Shelley, poco tempo prima di pubblicare il suo capolavoro, aveva assistito a Londra a una serie di esperimenti su cadaveri umani eseguiti da Giovanni Aldini. A queste salme venivano applicati terminali elettrificati in varie parti del corpo e, al passare dell’elettricità, i corpi ormai privi di vita improvvisamente si rianimavano in preda a convulsioni e contrazioni muscolari, fino a sollevare in una mano pesi di più chili o aprire gli occhi e saltare a sedere come se fossero tornati in vita. L’osservazione suscitò nella scrittrice la storia del folle scienziato che aveva prima costruito e poi portato a vivere un mostro.

L’elettricità animale 

Aldini era nipote e seguace di Luigi Galvani, noto fisiologo dell’università di Bologna, che condusse ricerche approfondite sulla cosiddetta “elettricità animale” sottoponendo le rane a modeste o forti scariche elettriche. Galvani, laureatosi in medicina, aveva ottenuto in breve la cattedra di Anatomia a Bologna e nella stessa città era diventato membro dell’Accademia. Negli anni in cui rivolse la sua attenzione ai fenomeni citati, insegnava in una Bologna che era sotto l’egida del Regno Pontificio e dove tutte le ricerche che venivano sviluppate da medici e fisiologi erano attentamente seguite da religiosi accuratamente preparati e scelti per captare ogni segnale che potesse portare alla scoperta dello “spirito vitale”.

In parole povere cercavano di comprendere se qualcuno, per sbaglio o per bravura, fosse riuscito a individuare l’essenza della vita o, più banalmente, se da qualche ricerca venisse spiegata la natura dell’anima. In età piuttosto avanzata Galvani entrò in contatto con una nascente disciplina relativa a un “fluido” che prese il nome di elettricità, e iniziò a studiarla in relazione agli effetti sugli animali. La maniera fortuita con cui scoprì la relazione tra l’elettricità naturale e quella artificiale e il travolgente successo che arrise fin da subito al suo fiero avversario Alessandro Volta, fecero sì che gli venne attribuita la nomea di “superficiale” e di “perdente” se confrontato con il grande comasco e le sue teorie.

L’uomo di scienza

Al contrario, approfondendo le ricerche e cercando, come è giusto che sia, di risalire il più possibile alle fonti, si riscontra che Galvani non fu né superficiale né, tantomeno, perdente. Egli infatti, già nel 1773, il 22 febbraio, lesse davanti all’Accademia di Bologna una memoria “Sul moto muscolare delle rane”, e subito dopo iniziò i primi esperimenti elettro-fisiologici sulle stesse. Dai primi esperimenti maturò l’idea che l’elettricità fosse in stretta relazione con il “moto muscolare” e ottenne la definitiva conferma della sua teoria nel 1786.

LUIGI GALVANI illustra ai familiari la sua scoperta (da un quadro esistente nella Biblioteca di Bologna).

Luigi, instancabile sperimentatore, pose una rana sezionata sulla terrazza di casa e un bastone metallico saldamente ancorato nella parte più alta; collegò quindi la rana al bastone di ferro con dei fili elettrici e attese, in compagnia della moglie-assistente, le prime scariche atmosferiche di un incipiente temporale, finché un fulmine cadde proprio sulla terrazza. Accorso sotto la pioggia battente, vide le zampe della rana contrarsi visibilmente. L’esperimento era riuscito!

Da questo momento in poi Luigi si dedicò anima e corpo a eseguire esperimenti d’ogni tipo, volti a dimostrare la interrelazione tra le due diverse elettricità. La serietà del suo approccio scientifico sull’argomento, lo spirito di ricercatore minuzioso e attento e, se vogliamo, anche di scienziato moderno è testimoniata da due inconfutabili dettagli: da un lato la circostanza che egli rese pubblici i suoi studi ben 11 anni dopo quel 1780 in cui aveva iniziato le ricerche; dall’altro, come si legge nei suoi quaderni inediti, la sua precisione nel descrivere ogni dettaglio degli esperimenti affinché altri potessero ripeterli e verificarli.

Geni a confronto

Proprio in quegli anni fa la sua comparsa nel mondo scientifico europeo, Alessandro Volta, uomo completamente diverso da Galvani. Mentre Luigi scrive le sue opere in latino, Alessandro scrive correntemente italiano, francese e inglese; mentre il primo è chiuso nella sua Bologna, il secondo ha relazioni internazionali con tutte le principali accademie europee delle quali viene eletto membro. Alessandro inizia a studiare affascinato le opere e le metodologie di Galvani, ma ben presto si dissocia. Mentre Galvani dà per scontata la presenza dell’elettricità animale all’interno della fibra muscolare, attribuisce ai nervi la funzione di “conduttori” della stessa e dà all’elettricità artificiale solo il ruolo di “stimolatrice” di quella animale, Alessandro afferma che tutto nasce dall’elettricità artificiale, creata in laboratorio dall’uomo in maniera autonoma e indipendente, mentre i muscoli sono dei semplici ricettori della stessa.

Non è solo un conflitto tra le idee di due grandi scienziati ma anche tra l’essenza religiosa di Luigi, per cui tutto è dovuto a Dio, e la lucida razionalità di Alessandro per cui l’elettricità può essere creata dal nulla (o meglio da materiali diversi, opportunamente tra loro accoppiati) e quindi controllata e gestita dall’uomo per i suoi scopi.La disputa tra i due andò avanti per molti anni con scambi di missive e pubblicazioni nelle quali entrambi si infervorarono e consumavano le proprie energie. Due episodi posero fine a questa lunga diatriba e ne decretarono il vincitore: nel giugno 1796 i francesi conquistarono la Lombardia e l’Emilia e chiesero che tutti i professori delle Università dichiarassero fedeltà alla Repubblica cisalpina.

Volta lo fece, Galvani si rifiutò e venne per questo esautorato perdendo la cattedra e scivolando presto nell’oblio. Dopo pochissimo tempo, Volta portò a conoscenza il mondo scientifico della sua grande invenzione: la pila! La memoria inviata a Joseph Banks, presidente della Royal Society, in data 20 marzo 1800, dà a Volta la paternità della scoperta, contiene infatti alcuni passi che illustrano l’invenzione. Alessandro scrive testualmente: “… Dopo queste esperienze si può credere che quando la torpedine (pesce in grado di produrre scariche elettriche, ndr) vuole dare una scossa ai bracci dell’uomo, che si avvicinano al suo corpo essa non ha che da avvicinare alcune delle parti del suo organo elettrico là dove la comunicazione manca; non ha che da togliere queste interruzioni tra le une e le altre della colonna di cui è formato il detto organo tra quelle membrane in forma di dischi sottili, che giacciono le une sulle altre”.

Parlando dell’organo elettrico naturale della torpedine e dell’organo elettrico artificiale, egli conclude la memoria così: “A qual’elettricità deve essere paragonato questo organo della torpedine? A quello che io ho costruito, secondo il nuovo principio di elettricità che ho scoperto da qualche anno e che le mie esperienze successive hanno così ben confermato; a quell’apparecchio che io ho chiamato Organo elettrico artificiale e che, essendo in fondo la stessa cosa dell’organo naturale della torpedine, gli rassomiglia anche nella forma, come ho già esposto”.

Galvani rivalutato
elettricità
RITRATTO di Luigi Galvani (1737-1798).

Luigi Galvani, al di là dell’immagine che si ebbe di lui nell’immediato, fu ampiamente rivalutato negli anni successivi. Diede nome al galvanometro, lo strumento di misura della corrente continua. Il mondo scientifico gli riconobbe il merito di aver scoperto l’elettricità insita in ogni essere vivente, anche se non riuscì a scoprirne l’origine. Alessandro Volta, a cui è dedicata l’unità di misura della Tensione (Volt), coniò il termine di “galvanismo” per indicare la contrazione di un muscolo stimolato da una corrente elettrica. Infine, il nome di Luigi Galvani è stato utilizzato per coniare un verbo della lingua italiana: “galvanizzare” che significa eccitare, infondere entusiasmo e un’improvvisa energia. Non poco per un presunto “perdente”!.

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