Una casa “attiva” domotica e senza gas

Foto cortesia Marco Panebianco
Foto cortesia Marco Panebianco

Un vecchio fienile trasformato in un’abitazione accogliente e confortevole, energeticamente efficiente, completamente alimentata da fonti rinnovabili e pienamente controllata dall’impianto domotico.

Un sogno che è diventato realtà per un ingegnere e per la sua famiglia che, da circa un anno e mezzo, abitano in una casa “attiva”, ovvero una costruzione caratterizzata da un bilancio energetico positivo grazie alla produzione fotovoltaica che, nell’arco dell’anno, supera abbondantemente il totale dei consumi senza emissioni di gas climalteranti on-site. Mantenendo la sagoma dell’edificio preesistente e richiamandosi ai tratti distintivi dell’architettura rurale dei primi del Novecento, l’involucro edilizio (progetto ing. Giuseppe Ceffa) è stato costruito con tecnologie e materiali di ampia diffusione, per ottimizzare le prestazioni termiche non solo in inverno ma anche nel periodo estivo.

Articolato su due livelli (superficie lorda circa 180 m2), l’edificio si distingue per la sovrabbondante copertura del fabbisogno di energia primaria, interamente prodotta da un campo fotovoltaico (8,52 kWp) integrato nella falda di copertura esposta a sud/sud-est, e per il diffuso impiego delle tecnologie domotiche.

Impianti idronici azzerati

L’accurata definizione dei particolari costruttivi più critici (ponti termici), la progettazione e la verifica tramite software dinamico degli apporti solari dalle aperture trasparenti (circa 24 m2) e il ricorso a dispositivi mobili per l’ombreggiamento e la chiusura (persiane e tapparelle azionate automaticamente) hanno caratterizzato l’approccio dell’ing. Catello Soccavo (impianto termomeccanico).

Il drastico contenimento dei consumi termici ha condotto a un fabbisogno stimato così esiguo (10 W/m2) che da non richiedere un impianto di riscaldamento tradizionale. Per garantire l’affidabilità del modello di calcolo, l’impianto di climatizzazione è stato dimensionato sulla base dei risultati della “Energy Signature” – un metodo che restituisce input coerenti con l’effettivo fabbisogno termico (in generale, inferiori di almeno il 30% rispetto alle norme europee).

Carichi e impianto elettrico

Oltre all’impianto VMC, dotato di recuperatore di calore (efficienza 90%) e di una batteria elettrica (2 kW) di post trattamento a valle della mandata, sono infatti presenti:
– 3 termoarredi elettrici (1,5 kW complessivi) nei bagni;
– 6 radiatori elettrici a pavimento (3 kW complessivi) richiesti dal committente a puro scopo precauzionale.Impianto casa attiva galliate

«Durante l’inverno – spiega il proprietario ing. Marco Panebianco – manteniamo 20÷21 °C di temperatura, fino a un massimo di 22 °C, a seconda degli ambienti e delle necessità. Quando fa particolarmente freddo basta accendere il caminetto. I radiatori elettrici, che svolgono una funzione di back-up, non si attivano praticamente mai».

Quali sono le principali caratteristiche dell’impianto elettrico progettato dal p.i. Davide Iulita?

«Senza dispositivi idronici né gas di rete, è stata stimata una potenza elettrica totale di circa 6 kW. Potendo disporre circa 80 m2 di superficie per l’impianto fotovoltaico, valutando la possibile perdita di efficienza dei moduli nel tempo e prevedendo l’acquisto di un’auto elettrica, d’intesa con il progettista abbiamo deciso di gestire i poco più di 7 kW di potenza elettrica disponibili con un impianto trifase. La cucina è equipaggiata con un piano cottura a induzione; un refrigeratore con deumidificatore (2,3 kW) contribuisce al raffrescamento estivo, mentre una pompa di calore con serbatoio da 250 l provvedere alla produzione dell’acqua calda sanitaria. Utilizziamo la pompa di calore per l’accumulo dell’acqua calda: è il solo sistema per stoccare un po’ dell’energia autoprodotta senza installare batterie di accumulo che, oltre al costo, potrebbero comportare la perdita degli incentivi per l’impianto fotovoltaico (5° Conto). Anche per questa ragione abbiamo deciso di puntare sulla domotica, che ci permette di spostare la curva d’impiego dell’energia dalla notte al giorno».

Giuseppe La Franca

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