Numerazione chiara dei cavi

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Normativa di riferimento per la numerazione dei cavi

Il metodo con cui siglare i conduttori di un quadro elettrico non è definito in modo univoco dalle vigenti normative. Questa carenza è legata alla grandissima varietà di metodologie utilizzate sia a livello nazionale che internazionale che non possono essere spazzate via di getto dall’emissione di una norma. Unico riferimento attuale è la CEI EN 60204-1 che recita “i conduttori devono essere identificabili ad ogni estremità conformemente alla documentazione tecnica”.

Normativa di riferimento per la colorazione dei cavi

La CEI EN 60204-1 è invece molto più precisa per quanto riguarda l’individuazione del colore da utilizzare a secondo del servizio a cui sono predisposti i cavi. Sono ammessi i seguenti colori: nero, marrone, rosso, arancio, blu, viola, grigio, bianco, rosa, turchese. I colori giallo e verde sono ammessi purché non creino confusione col colore giallo-verde del conduttore di protezione. È pertanto consigliabile non usarli mai.

Nota sull’uso del blu

La CEI EN 60204-1 (CEI 44-5) ammette il colore blu per identificare un conduttore di fase purché non generi confusione con un conduttore di neutro. Ma la norma CEI 64-8 ammette tale soluzione solo per cavi multipolari. Conclusione: chi non è amante delle complicazioni, eviti di usare il blu come colore di fase all’interno del quadro!

Il numero e la pagina dello schema

Un’integrazione particolarmente utile a quanto sopra indicato consiste nel numerare i conduttori dei circuiti ausiliari con un prefisso che indichi la pagina dello schema su cui sono indicati (es. filo 1 su pagina 30 sarà il filo 3001). È bene tuttavia evidenziare che il numero del filo deve essere comunque unico: anche se passa su altre pagine oltre quella di partenza, il proprio numero non deve cambiare!

Esempi di metodologie utilizzate nella numerazione

In Germania è consuetudine non numerare i cavi, ma utilizzare come riferimento il pin del componente sui cui essi si attestano. Da ciò si evince che è indispensabile che i loro schemi siano sempre presenti ed opportunamente aggiornati. Detta metodologia difficilmente si sposa con il mercato italiano dove non esiste o esiste poco la cultura dell’organizzazione sistematica della documentazione tecnica e quindi, qualora questa non venisse idoneamente resa disponibile e/o aggiornata, sarebbe impossibile l’attività di manutenzione. A livello nazionale esistono diverse metodologie di identificazione dei conduttori. Nel seguito sarà riporta quella che si ritiene più idonea, ma è importante essere ben consci che questa non è l’unica e ne esistono di altre altrettanto valide. Nel caso di quadri semplici (pochi interruttori) la norma ammette che i conduttori non siano numerati; tuttavia è sempre bene evitare bene questa modalità di cablaggio semplicistica e poco professionale.

La metodologia consigliata per la numerazione

Nel seguito sono riportati i principali criteri della metodologia che si ritiene più idonea:

Conduttori di fase: L1, L2, L3 + numero progressivo (es. L1-1, L1-2, …). La siglatura R, S, T può ritenersi superata

Conduttore di neutro: N + numero progressivo (es. N1, N2, …)

Conduttori di fase verso utenza e a valle del dispositivo di protezione: U, V, W + numero progressivo (es. U1, U2, …)

Conduttori di fase verso utenza e a valle del dispositivo di protezione: numero del conduttore di neutro in ingresso + carattere alfabetico per distinguerlo (es. N1-A, N2-A, …)

Conduttori circuiti ausiliari : numerazione progressiva (es. 1, 2, 3, … )

Un conduttore mantiene la propria siglatura finché non si attesta su un componente (interruttore, relè, sezionatore). In uscita dal componente valgono le regole sopraccitate

Il morsetto ha il nome del conduttore che vi si attesta

In uscita dal morsetto il conduttore mantiene lo stesso nome del conduttore in ingresso.

(ing Luca Lussorio)

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