AAA cercasi… crescita delle energie da fonti rinnovabili

Il settore delle fonti rinnovabili in Italia cresce (+6,5%), ma non quanto dovrebbe, stando agli obiettivi europei per il 2020. Ecco tutti i dati dell’ultimo report firmato GSE.

Secondo il rapporto “Energia da fonti rinnovabili in Italia – 2017” pubblicato a inizio febbraio da Gestore dei servizi energetici spa (GSE), la quota di consumi energetici relativa alle fonti di energia rinnovabile (FER) è stabile. È “consolidata” per usare il termine, più politically correct, con cui GSE definisce l’aumento dello 0,9 % (da 17,4 a 18,3) di questi consumi.

Sebbene con segno positivo, questo incremento va letto guardando al quadro d’insieme che determina il dato. E così si scopre che non è dovuto a un aumento del numero di impianti per la produzione di FER, ma alle condizioni metereologiche che hanno contrassegnato il 2016. Da un lato un maggiore irraggiamento, da un altro temperature più rigide dell’anno precedente hanno determinato, rispettivamente, una maggiore produzione fotovoltaica e un maggiore uso di biomassa per il riscaldamento residenziale.

In altri termini, ci sono state più giornate soleggiate che hanno portato al record storico della produzione fotovoltaica nazionale, arrivata a 24,4 TWh registrando un aumento del 10,3% rispetto al 2016; e il clima più freddo ha fatto utilizzare più pellet e legna da ardere negli impianti di riscaldamento domestici che hanno letteralmente bruciato 6,8 Mtep di energia, quasi il 10% in più dell’anno precedente. Di fatto, la quota di energia rinnovabile che copre le richieste energetiche italiane è molto scarsa, solo il 6,5%, sottolinea il GSE.

Scarsa soprattutto se messa in relazione al target del 10% entro il 2020 previsto dall’Unione europea e a quello del 30% proposto a gennaio alla Commissione europea dal Piano nazionale integrato per energia e clima (vedi box) stilato dal ministero per lo Sviluppo Economico (Mise) e da quello per l’Ambiente. La fotografia restituita dal rapporto indica che nel 2017 i consumi finali lordi (Cfl) di energia da fonti rinnovabili sono arrivati a 22 Mtep, registrando un aumento del 4,4%. Una dinamica positiva che interessa il settore elettrico (+2,4%), termico (+6,4%) e quello dei trasporti (+2,2%).

FER e settore elettrico

In Italia il 35% dell’energia elettrica prodotta proviene da fonti rinnovabili. Sono attivi 787.000 impianti, che generano una potenza di oltre 53 GW, ed erogano 104 TWh di energia rinnovabile. A farla da padrone è l’idroelettrico che produce il 35% dell’energia elettrica da FER, seguito da solare (23), bioenergie (19), eolico (17) e geotermico (6). A livello geografico, la potenza istallata degli impianti idroelettrici mostra una distribuzione disomogenea sul territorio nazionale (figura 1), in parte correlata alla presenza di risorse idriche adatte alla realizzazione di impianti idroelettrici. Le regioni del Nord fanno la parte del leone e le sole Piemonte e Lombardia rappresentano quasi il 42% della potenza installata nazionale.

FER e settore termico

L’energia termica prodotta da fondi rinnovabili arriva invece al 20% del totale, pari a 11,2 Mtep. La maggior parte di essi (10,3 Mtep) deriva da impianti individuali come stufe, caldaie, camini, pompe di calore e pannelli solari, e solo lo 0,9% da calore derivato attraverso teleriscaldamento alimentato da biomasse. Come è facile immaginare la fonte di biomassa prevalente (67% del totale) è quella solida, come legna e pellet, prediletta nel settore domestico, a cui si aggiunge la frazione di rifiuti biodegradabili, utilizzati per lo più negli impianti di teleriscaldamento.

FER e trasporti

L’impatto dei biocarburanti destinati ai trasporti in Italia nel 2017 – 1,2 tonnellate tra biodisel e benzine bio – ha generato energia pari a 1,06 Mtep e ha coperto solo il 6,5% della totale richiesta energetica di questo settore. Valori molto distanti dal target europeo del 10% che bisogna raggiungere entro il 2020.

Il fotovoltaico

Un discorso a parte va fatto per il fotovoltaico, che rappresenta il 37% degli impianti che producono energia rinnovabile nel nostro Paese. E che potrebbe trovare un ben più largo impiego, anche in relazione al clima particolarmente favorevole a buoni livelli di irraggiamento solare che contraddistinguono l’Italia.

Nel 2017 il parco fotovoltaico italiano contava oltre 774.000 impianti, il 92% dei quali di piccole dimensioni, con una potenza inferiore ai 20 KW. Quasi il 40% della potenza installata deriva invece da impianti più grandi, con una potenza compresa tra 0,2 e 1 MW. Un insieme di pannelli grandi e piccoli che hanno prodotto quasi 24.400 GWh, pari al 23,5% dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Dal punto di vista geografico, l’Italia dell’energia solare si presenta a tre velocità, distinguendosi regioni in cui la scelta del “solare” è più sentita rispetto ad altre. In termini di potenza installata, apre la classifica la Puglia che ne rappresenta il 13,4%, seguita da Lombardia (11,9) ed Emilia-Romagna (10,1). Segue un gruppo di regioni come Toscana, Lazio, Marche che coprono ciascuna il 5-6% circa della potenza istallata, e un terzo gruppo come Valle d’Aosta, Molise e Calabria in cui la potenza istallata copre pochi punti percentuali di quella italiana.

Differenze che si spiegano in alcuni casi per la ridotta superficie regionale, in altri per la ridotta incidenza antropica sul territorio. Quasi sovrapponibile la geografia della produzione di energia fotovoltaica. In generale le regioni che hanno istallato una maggiore potenza producono di più. Con alcune variazioni a seconda del clima e quindi dell’irraggiamento che caratterizzano i diversi territori.

Piano nazionale integrato per energia e clima

Il piano comprende 5 ambiti principali: decarbonizzazione, efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato interno dell’energia, ricerca, innovazione e competitività. Tra l’altro prevede che entro il 2030 il 30% dei consumi finali lordi di energia sia coperto da fonti rinnovabili, come definito dall’Ue per l’Italia. E che le fondi rinnovabili dovranno coprire il 21,6% dell’energia usata nei trasporti.

Figura 1

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