Giovenzana International

Innovatori per vocazione

Un’immagine della sede di S. Maria Hoe, con i reparti di produzione e R&D
Un’immagine della sede di S. Maria Hoe, con i reparti di produzione e R&D

Non smettere mai di studiare la realtà circostante, cercare sempre di migliorarsi. Ma senza un mindset ricettivo e reattivo, non c’è evoluzione che tenga: questi i presupposti della mission di Giovenzana International.  

Da oltre sessant’anni, le soluzioni tecnologiche di Giovenzana International fanno parte della vita di milioni di persone in tutto il mondo. Automazione, movimentazione, sollevamento, manutenzione, comando e controllo di utenze mobili delineano infatti un ambito d’applicazione universale, dai sofisticati processi industriali a dei comuni ascensori. Tutto parte da un’impresa artigianale nata a Milano nell’immediato dopoguerra, sviluppatasi nelle decadi successive, e che oggi affonda solide radici in quello che il suo presidente Massimo Giovenzana definisce “Paese-Europa”.

Avete dei riscontri di quella che, sebbene con molti distinguo, è definita ripresa?

“Un’inversione di tendenza è in atto, ma non possiamo affermare che sia una ripresa piena. Purtroppo la situazione resta tuttora complessa un po’ dappertutto. Diverse imprese che fanno affidamento sul credito bancario hanno difficoltà a lavorare, mentre le realtà che cercano di sviluppare sempre tecnologia e qualità, devono a loro volta confrontarsi con la diffusione di prodotti che non hanno qualità, né rispettano le norme della sicurezza: tutto questo ha contribuito a uno svilimento del mercato”.

Ma voi come avete attraversato la crisi, durata almeno 7 anni nella sua fase più critica?

“Abbiamo continuato a investire in tecnologia e partecipato ai tavoli di sviluppo delle normative, in quanto desideriamo avere un ruolo attivo nell’identificazione di quegli aspetti che qualificano la sicurezza degli operatori e della comunità che fa uso dei nostri prodotti. Anche per questo motivo, oggi molti reputano la nostra azienda un punto di riferimento per la sicurezza”.

Massimo Giovenzana, Presidente Giovenzana International “…Crediamo che la nostra forza sia quella di aver sempre cercato di studiare il mondo che ci circonda, senza mai restare a guardare. Vogliamo migliorarci continuamente, fare il possibile affinché i nostri prodotti siano sempre più diffusi. Sempre tenendo fermo il principio della tutela della sicurezza degli operatori e della comunità”

La vostra visione è quella di una realtà italiana fortemente internazionalizzata. Cosa percepisce in questo preciso momento storico?

“Da europeista quale sono, vedo l’Italia come regione del Paese chiamato Europa, dove manca una ragione comune che permetta di costruire un futuro e si va invece verso la disgregazione. Inoltre, l’economia di alcuni Paesi tradizionalmente trainanti vive oggi una fase di rallentamento, mentre altri che erano in sofferenza, come ad esempio la Spagna, hanno segnato significativi incrementi del PIL. In questo scenario, il PIL italiano è cresciuto appena dello 0.1 per cento dopo anni di recessione. Più di altre nazioni, paghiamo la mancanza di coesione economica e di politiche industriali”.

Ma di imprenditori in Italia ce ne sono, e anche numerosi…

“Ma non tutti sono pronti a cambiare prospettiva, ad affrontare il mondo per quello che è oggi. A prescindere dalla recessione, l’azienda che rappresento non ha smesso di immettere risorse nella società e di ampliare il proprio raggio d’azione: lo dimostra l’apertura delle diverse branch internazionali, l’ultima delle quali in Brasile nel maggio 2015”.

Non sono pochi i casi in cui l’azienda italiana è vincente sui mercati esteri. Ma qual è la vostra ricetta?

“Crediamo che la nostra forza sia quella di aver sempre cercato di studiare il mondo che ci circonda, senza mai restare a guardare. Vogliamo migliorarci continuamente, fare il possibile affinché i nostri prodotti siano sempre più diffusi. Sempre tenendo fermo il principio della tutela della sicurezza degli operatori e della comunità”.

Dal punto di vista del grossista di materiale elettrico, investire in automazione dovrebbe comportare uno spostamento del focus dal prezzo alle competenze.

“In realtà, questo è un aspetto abbastanza delicato. Considerando la riduzione dei fatturati, i distributori si concentrano su pochi fornitori strategici. Ma se i clienti chiedono prodotti qualitativamente non eccelsi e dal prezzo interessante, tendono comunque ad accontentarli. Noi abbiamo investito moltissime risorse nella certificazione dei prodotti secondo le normative internazionali, ma spesso questo non basta, se a valle si continuano a cercare soluzioni più economiche”.

 

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Come si può cercare di veicolare il concetto di qualità?

“Da sempre, tutto è rimesso alla capacità del grossista di dare visibilità a un prodotto, anziché a un altro, azionando diverse leve: prezzo, premi, inserimento di ulteriori prodotti e così via. Non si tratta di un’alchimia segreta, ma di un gioco di equilibri commerciali e finanziari. Ma poiché il prezzo è ormai determinato dal mercato, occorre puntare sul customer management. Quando si instaura una partnership vera, non si è più visti come fornitori di prodotti che concedono specifici sconti sugli articoli di una certa pagina del catalogo: nasce invece un rapporto di fiducia volto alla condivisione delle opportunità e alla risoluzione dei problemi del cliente che si presenta nel punto vendita”.

Quanto conta la dimensione del distributore, ai fini di una partnership?

“E’ un aspetto importante della questione, perché non possiamo pensare di frammentare il nostro lavoro su tanti, minuscoli interlocutori. Tuttavia, le dimensioni da sole non determinano la fattibilità di una partnership. In presenza di un progetto ben articolato, anche un piccolo distributore può rivelarsi un ottimo veicolo commerciale. Naturalmente, occorre lavorare insieme su obiettivi comuni”.

Giovenzana International. Dettaglio con una delle linee di lavorazione
Giovenzana International. Dettaglio con una delle linee di lavorazione

Dunque, non è soltanto una questione di “taglia”.

“Certo. Se un piccolo grossista ci presenta un’idea, valutiamo se e come poterle dare seguito”.

Come quando un’impresa chiede a una banca di finanziarle un progetto, presentando un business plan?

“Il parallelo è corretto. Non cerchiamo di concludere operazioni-spot o fini a sé stesse, ma valutiamo con interesse dei progetti che possano condurre a ulteriori sviluppi nel medio-lungo periodo”.

Industria 4.0, ossia macchine e dispositivi interconnessi che facilitano la tracciabilità del prodotto e delle operazioni. Bella definizione. Ma come concretizzarla?

“Qualsiasi realtà produttiva che intenda restare al passo con i tempi, deve prevedere l’implementazione di tutte le tecnologie necessarie a ottimizzare il lavoro delle sue risorse. Poiché le tecnologie IT sono in continua evoluzione, occorre adottare un mindset ricettivo e reattivo, altrimenti non c’è evoluzione che tenga”.

Qual è il senso della parola “innovare”, per voi?

“Innovare vuol dire due cose: porsi come punto di riferimento per il territorio e per le sue esigenze, essere in grado di fornire alla società le cose di cui ha bisogno ai fini della sua crescita”.

Chi sono i vostri partner ideali?

“Il nostro fornitore ideale ci aiuta a sviluppare quello che il mercato ci richiede. Invece nei confronti del distributore, come detto, non intendiamo essere un mero fornitore di sconti, bensì un partner che risolve i suoi problemi e, a sua volta, lo aiuta a far evolvere la propria posizione sul mercato”.

(a cura di Stefano Troilo)

 

UN PO’ DI STORIA

Nel 1952, a Milano, Carlo e Giulio Giovenzana danno vita a una società che si occupa di avvolgimenti elettrici. La produzione, di stampo artigianale, si articola in componenti per alimentazione industriale destinati alle officine della zona. Nel 1957, avviene il trasferimento a Olgiate Molgora, dove comincia la lavorazione di coil in rame e la produzione di minuterie metalliche. Nel 1961, un nuovo cambiamento: si passa alla vicina Santa Maria Hoè, dove il processo produttivo decolla definitivamente verso l’automazione industriale, la movimentazione e l’ascensoristica. Dagli anni Settanta in poi, l’azienda si affaccia sul mercato internazionale, dove rafforza progressivamente la propria immagine e presenza. Nelle decadi Novanta e Duemila, gli sforzi si concentrano ulteriormente nello sviluppo delle tecnologie e del processo produttivo, nonché sull’ampliamento della struttura aziendale a livello internazionale, che condurrà all’assetto attuale. Oggi, la location di Santa Maria Hoè funge da centro di coordinamento commerciale per l’intero continente, e ospita anche una parte della produzione. La sede industriale e commerciale del gruppo è ad Amsterdam, mentre un sito produttivo è attivo in Ungheria. Ancora, sono presenti un ufficio a Mosca, nonché branch commerciali a Mumbai, Dubai e San Paolo del Brasile. Il 60 per cento del fatturato di Giovenzana International è realizzato attraverso l’export, la restante parte sul mercato italiano.

Giovenzana International. L’ascensore della palazzina Uffici con il dettaglio di alcuni dei prodotti installati

 

NOVITA’ D’AUTUNNO

L’attenzione rivolta all’evoluzione normativa e alla sicurezza di operatori e utenti, si concretizza nel recente lancio di nuovi prodotti per l’ascensoristica, che soddisfano i requisiti posti dalle norme UNI EN 81-20:2014 e UNI EN 81-50:2014. Considerando che entrambe entreranno in vigore nell’estate 2017, Giovenzana International ha previsto delle specifiche attività formative che proseguiranno nel corso del 2016. E’ prossima anche l’immissione sul mercato di una gamma destinata alle applicazioni Atex, segmento al quale l’azienda ha da poco esteso l’offerta.

 

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