Per il Bed & Breakfast gestione remota e “senza chiavi”

Una della stanze del B&B “Civico 1” a Pavia.
Una della stanze del B&B “Civico 1” a Pavia.
Presso il B&B “civico 1” di Pavia sono state installate soluzioni domotiche per il risparmio energetico e il controllo accessi per controllare la struttura anche da remoto ed evitare la classica “consegna” delle chiavi della stanza.

L’attività dei Bed and Breakfast è regolata in Italia dall’inizio degli anni duemila e sta vivendo nell’ultimo triennio un’esplosione che vede sempre più italiani reinterpretarsi nel ruolo di piccoli albergatori. C’è chi lo fa per mettere a reddito un immobile sfitto, chi come “passatempo” e c’è anche chi lo interpreta come una vera e propria professione. Le nuove strutture ricettive sono sempre più rifinite e ricercate ed equivalgono in alcuni casi a veri e propri alberghi: è quello che hanno cercato di realizzare Fortunato Orlando e Marcello Liberati con il loro nuovo B&B “Civico 1” nella città di Pavia. Per farlo hanno fatto ampio uso delle tecnologie domotiche per il risparmio energetico e il controllo accessi così da poter controllare la struttura anche da remoto.

Gestione completa da remoto
L’obiettivo dei due soci era quello di realizzare una realtà che potesse essere interamente auto-gestita da remoto con l’intento di scavalcare la classica difficoltà logistica del bed and breakfast per la quale cliente e proprietario devono accordarsi per un appuntamento per la consegna delle chiavi della stanza. Le funzionalità richieste all’impianto erano:
• controllo remoto;
• contabilizzazione dei consumi energetici per singola stanza;
• controllo accessi;
• allarme;
• apertura a distanza del portone d’ingresso e della porta;
• spegnimento delle stanze in caso di assenza per risparmio energetico.
In aggiunta a quanto sopra si richiedeva inoltre che l’impianto fosse convertibile ad uso residenziale senza necessità di aprire scatole o rifare collegamenti: una caratteristica da non sottovalutare che hanno in comune quasi tutti i Bed and Breakfast, infatti non è detto che la struttura abbia sempre la stessa destinazione d’uso. Laddove il proprietario intenda vendere dovrà poterlo fare ad un cliente qualsiasi, sarebbe infatti poco piacevole ritrovarsi in casa con l’obbligo di utilizzare le tessere magnetiche per accendere la luce.

Un impianto semplice, ma efficace
L’arduo compito è stato brillantemente risolto dall’installatore che ha realizzato un impianto semplice ma efficace e in grado di integrare tutte le richieste dei due soci in un unico sistema garantendo anche un rientro dell’investimento in tempi ragionevolmente brevi. Il primo nodo da sciogliere era relativo al tipo di cablaggio: centralizzato o distribuito? Nonostante l’immobile avesse una dimensione contenuta che consentiva una topologia d’impianto centralizzata l’installatore ha preferito optare per un’impiantistica distribuita motivando la scelta in ragione dei costi: “il cablaggio centralizzato – spiega Gianluca Muscarella – è di certo molto pratico ma volevo evitare che il bus arrivasse su tutti i pulsanti: sarei stato costretto ad installare dei dispositivi a contatti in ogni scatola 503 che complessivamente mi sarebbero costati più del cavo, l’approccio distribuito mi permetteva di limitare le lunghezze dei cavi sia di potenza che di segnale ottenendo così un sostanziale risparmio”. Per poter riuscire nell’intento l’installatore si è servito di un nuovo sistema di automazione che prevede moduli tutti uguali dotati di 8 uscite di potenza interrotte a relay e monitorate da wattmetri dedicati e 16 ingressi a contatto. Per poter servire le stanze (con annessi bagni in camera) è stato sufficiente installare un dispositivo in ogni stanza raccogliendovi tutto il cablaggio. Avendo i dispositivi dei wattmetri dedicati il controllo carichi e la contabilizzazione si poteva ottenere gratis (o quasi) mentre lo spegnimento delle stanze in caso di assenza era facilmente ottenibile sfruttando i relay presenti su ognuna delle 8 uscite creando delle regole software legate ai consumi stessi, ai volumetrici e agli orari, nonché inevitabilmente al controllo accessi. “La struttura modulare del sistema installato – conclude Muscarella – e la struttura dell’impianto realizzata dove ogni stanza era un mini-impianto indipendente mi ha molto aiutato con i tempi di lavorazione, nonostante la mia storica cultura impiantistica orientata alla filosofia “ingressi distribuiti e uscite centralizzate al quadro”.

La disposizione del Gateway nel quadro elettrico e i collegamenti alla prima scatola di derivazione sotto il quadro senza setto-separatori.
La disposizione del Gateway nel quadro elettrico e i collegamenti alla prima scatola di derivazione sotto il quadro senza setto-separatori.

Sistema anti-intrusione e controllo accessi
Per quanto concerne l’allarme, i proprietari non avevano particolari esigenze di sicurezza: era sufficiente la realizzazione di un sistema anti-intrusione perimetrale e volumetrico. L’installatore ha così collegato i contatti e i volumetrici presenti in ogni stanza ai dispositivi domotici 8 uscite/16 ingressi già presenti così da sfruttarli per funzioni di accensione luce/spegnimenti clima nel caso di allarme non inserito e come veri e propri sensori anti-intrusione nel caso di allarme inserito. La sirena è stata collegata ad una uscita di potenza di uno dei dispositivi. Raccogliendo tutto il cablaggio della stanza in una scatola (con gli opportuni setto-separatori) è stato possibile limitare le opere murarie ed abbattere ulteriormente il costo del cablaggio. I costi legati alle tracce per la centralizzazione del sistema di allarme e la centrale di controllo sono scomparsi in quanto il compito poteva tranquillamente venire assolto da una opportuna programmazione del sistema domotico che prevedeva anche un servizio SMS in cloud (quindi senza necessità di router GSM dedicato). Anche il collegamento alla porta di ingresso ed al portone non è stato complesso: per quanto concerne la porta di ingresso è stato sufficiente interfacciare a contatti il sistema domotico con la serratura motorizzata della porta, mentre per il portone d’ingresso è stato sufficiente connettere in parallelo il pulsante di apertura del citofono ad una delle uscite del sistema, configurandola come uscita normalmente aperta con chiusura temporizzata di un secondo. Per il controllo accessi è stato sufficiente utilizzare dei lettori badge compatibili con il sistema installato. Il sistema domotico installato prevedeva infine di default la possibilità di connessione remota tramite internet, tale esigenza richiesta del cliente veniva dunque risolta alla nascita utilizzando il sistema di connessione offerto dalla casa madre.

Lo schema planimetrico dell’impianto
L’impianto è stato realizzato dedicando a ciascun ambiente una scatola di derivazione in cui sono confluiti tutti i cavi e installati i dispositivi domotici. Come è possibile osservare dallo schema, potendo sfruttare cavidotti a pavimento è stata studiata una disposizione delle scatole che permettesse un passaggio cavi minimale. Tipicamente i sistemi domotici vengono cablati con due filosofie: quella centralizzata – che vede la centralizzazione di tutte le linee da controllare al quadro e la raccolta di tutti gli ingressi direttamente su BUS – e quella distribuita che prevede la gestione delle linee da controllare direttamente nelle scatole e la raccolta degli ingressi sul BUS o direttamente in scatola. Nonostante il vantaggio in termini di manutenibilità nel tempo, in ambito residenziale è da preferirsi la realizzazione distribuita in quanto (i) consente grandi risparmi di cavo e cavidotti e (ii) permette di realizzare una topologia d’impianto particolarmente intuitiva che permette a chiunque di mettere mano all’impianto, caratteristica fondamentale sempre più richiesta dal cliente per realizzazioni domotiche. Unica accortezza da avere quando si opta per la realizzazione distribuita è il corretto dimensionamento della scatola di derivazione, i dispositivi domotici possono infatti surriscaldarsi andando a creare problemi nel tempo. Il surriscaldamento è un problema tipico e solitamente legato ai relay che vanno dunque verificati prima di realizzare l’installazione.

Nella planimetria si notano in rosso la localizzazione delle scatole di derivazione e i passaggi delle dorsali e del BUS (tre cavi unifilari 1,5mm standard antifiamma), mentre in blu le aree servite da ciascuna scatola.
Nella planimetria si notano in rosso la localizzazione delle scatole di derivazione e i passaggi delle dorsali e del BUS (tre cavi unifilari 1,5mm standard antifiamma), mentre in blu le aree servite da ciascuna scatola.

 

Un ottimo esempio di “realizzazione distribuita”
L’impianto oggetto dell’articolo è un ottimo esempio di realizzazione distribuita, soprattutto per la distribuzione delle scatole di derivazione che realizzano dei mini sotto-impianti indipendenti per ciascuna stanza. I dispositivi utilizzati rendevano possibile l’installazione all’interno delle scatole grazie all’utilizzo di soli relay a ritenuta magnetica e ad un consumo fisso comunque contenuto. I 5 dispositivi 8 uscite – 16 ingressi sono stati disposti uno per ogni scatola di derivazione (tutte PT8 a meno di una PT10 sotto al QE), mentre il gateway e l’alimentatore hanno trovato posto direttamente al quadro. Lo schema mostra un esempio di collegamento della sirena e del volumetrico per quanto concerne la parte allarme ed un esempio di collegamento di pulsanti e carichi generici per tutto il resto della parte elettrica. I badge di accesso alle camere sono stati alloggiati all’interno delle scatole 503.

Lo Schema Logico dei dispositivi installati all’interno del Bed and Breakfast.
Lo Schema Logico dei dispositivi installati all’interno del Bed and Breakfast.

Adriano Cerocchi

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