Installazione interruttore magnetotermico, il progetto è necessario?

«Se installo un interruttore magnetotermico da 16 A/230 V direttamente a valle di un punto di consegna ENEL, con impegnativa contrattuale superiore a 6 kW, e realizzo un impianto a norma all’interno di un edificio con una potenza massima di 3,3 kW – con tanto di quadro con le dovute protezioni differenziali e in locali non superano 200 m2 – il progetto è ugualmente necessario? Se sì, è il contratto con Enel che mi obbliga al progetto? Oppure è la potenza dell’impianto realizzato? Soprattutto tenendo presente che l’utente non potrà mai prelevare più di 3,3 kW…» chiede un lettore di Elettro+Watt.

La maggior parte dei dubbi sono sempre di natura legislativa e formale, dove la logica vale, ma sempre in modo così ferreo come avviene per le leggi fisiche. Il dubbio del lettore ne è un esempio.

Il riferimento legislativo da utilizzare per rispondere è il comma 2 dell’art. 5 del D.M. 37/08 dedicato alla progettazione degli impianti. Nel caso degli impianti elettrici, il progetto per l’installazione, trasformazione e ampliamento, è redatto da un professionista iscritto agli albi professionali secondo le specifiche competenze tecniche richieste:

  1. per tutte le utenze condominiali e per utenze domestiche di singole unità abitative aventi potenza impegnata superiore a 6 kW o per utenze domestiche di singole unità abitative di superficie superiore a 400 m2;
  2. impianti elettrici realizzati con lampade fluorescenti a catodo freddo, collegati a impianti elettrici, per i quali è obbligatorio il progetto e in ogni caso per impianti di potenza complessiva maggiore di 1.200 VA resa dagli alimentatori;
  3. relativi agli immobili adibiti ad attività produttive, al commercio, al terziario e ad altri usi, quando le utenze sono alimentate a tensione superiore a 1.000 V, inclusa la parte in bassa tensione, o quando le utenze sono alimentate in bassa tensione aventi potenza impegnata superiore a 6 kW o qualora la superficie superi i 200 m2;
  4. impianti elettrici relativi a unità immobiliari provviste, anche solo parzialmente, di ambienti soggetti a normativa specifica del CEI, in caso di locali adibiti ad uso medico o per i quali sussista pericolo di esplosione o a maggior rischio di incendio, nonché per gli impianti di protezione da scariche atmosferiche in edifici di volume superiore a 200 m3.

Oltre che nel caso di impianti elettronici in genere quando coesistono con impianti elettrici con obbligo di progettazione. Ovvero, detto che immagino che il lettore si stia riferendo all’impianto elettrico monofase al servizio di un’attività produttiva, la conclusione è che:

  • il riferimento legislativo parla in termini di potenza impegnata;
  • l’applicazione delle leggi dell’uomo nella maggior parte (se non nella totalità dei casi) avviene su base letterale;
  • il progetto a firma di tecnico abilitato è richiesto.

Ciò detto, sperando di aver fugato il dubbio, mi chiedo però quale sia il vantaggio di pagare mensilmente una potenza impegnata pari a 6 kW e poi autolimitarsi a molto meno, installando una protezione generale tanto minore?

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