Elettricità a “km zero” con le comunità energetiche

La possibilità di condividere l’energia autoprodotta utilizzando le linee della rete elettrica a valle delle cabine di trasformazione è un’importante opportunità per i piccoli impianti FER, nell’ottica della transizione energetica.

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 162 del 30/12/2019 (cosiddetto “Milleproroghe”) si è aperta una nuova, importantissima fase nella storia dell’energia a livello nazionale. Il decreto contiene infatti un emendamento che supera la precedente impostazione normativa in materia di autoproduzione e autoconsumo dell’energia, consentendo la creazione delle comunità energetiche.

PAOLO ROCCO VISCONTINI, Presidente di Italia Solare.

Abbiamo chiesto a Paolo Rocco Viscontini, Presidente di Italia Solare, cosa sono le comunità energetiche: «Nei fatti, la comunità energetica è un’associazione di consumatori di energia rinnovabile su base locale, che autoproducono in tutto o in parte l’elettricità di cui hanno bisogno, condividendola – ovvero scambiandola fra di loro ai fini dell’autoconsumo – a seconda delle effettive necessità, anche utilizzando sistemi di stoccaggio. Dal punto di vista legale, la comunità energetica è un soggetto giuridico autonomo basato sulla partecipazione aperta e volontaria, con l’obiettivo di fornire ai membri (persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali) benefici ambientali, economici o sociali. Le comunità energetiche sono aperte a chiunque se è localizzato all’interno della medesima linea di bassa tensione e quindi sostanzialmente nello stesso paese o quartiere».

Cosa cambia con il decreto Milleproroghe?

L’attuale regolamentazione prevede che ogni singolo impianto di produzione di energia sia al servizio dei consumi di un’unica utenza e che l’elettricità eventualmente prodotta in eccesso, ovvero non stoccata ai fini dell’autoconsumo, sia conferita alla rete di distribuzione nazionale. Questo significa, ad esempio, che ciascun proprietario di un impianto fotovoltaico domestico produce energia solo per sé. In caso di produzione istantanea eccedente l’autoconsumo, se il consumatore aderisce allo scambio sul posto, l’energia immessa in rete è considerata come autoconsumata – anche se non lo è e non comporta i benefici tecnici e ambientali dell’energia effettivamente autoconsumata. Questa situazione non stimola l’autoconsumo effettivo né l’acquisto di stoccaggi. Con la nuova normativa, invece, si amplia la platea dei soggetti che possono autoconsumare l’energia limitando i benefici all’energia condivisa, cioè auto-consumata fra i membri della comunità. Si dà così un senso economico all’installazione degli stoccaggi e si stimolano comportamenti virtuosi, spingendo a consumare l’energia quando è prodotta. Non solo. L’accesso all’autoconsumo risulta molto più democratico perché non rileva più che l’impianto sia sul proprio tetto: basta che sia vicino. Anche chi affitta un appartamento potrà dunque fare autoconsumo.

Il decreto Milleproroghe introduce perciò la possibilità di mettere l’energia eccedente a disposizione di altri consumatori situati nelle vicinanze, ovvero collegati alla medesima linea elettrica in bassa tensione?

Questa possibilità è ovviamente subordinata alla creazione di una comunità energetica d’ambito locale, attraverso la quale condividere l’elettricità autoprodotta da fonti rinnovabili. Creata la comunità, i membri potranno scambiarsi fra loro l’energia prodotta localmente e, eventualmente, accumularla in vista della copertura dei carichi nei periodi di produzione ridotta rispetto alla domanda. All’energia prodotta delle comunità energetiche, condivisa fra i membri in quanto auto-consumata istantaneamente, sarà riconosciuto per un determinato periodo di tempo un contributo, definito in parte quale valore dell’energia e dei risparmi e in parte quale contributo incentivante. Il decreto Milleproroghe compie perciò un importantissimo passo in avanti verso la diffusione della generazione distribuita sul territorio, già prevista dalla Direttiva UE 2018/2001 che prevede che le comunità energetiche siano lo strumento privilegiato per la diffusione degli impianti FER a livello continentale.

Come si è giunti a questo risultato, che anticipa il recepimento della direttiva europea?

Nel novembre 2019 Italia Solare e Legambiente avevano presentato pubblicamente una proposta congiunta al riguardo, che ha poi riscontrato l’interesse di diverse forze politiche di maggioranza e opposizione. L’emendamento al decreto ha infatti registrato un consenso politico trasversale – segno che le comunità energetiche sono considerate da tutti un elemento cardine dello sviluppo energetico verso un sistema più efficiente e a basse emissioni.

Quali saranno i prossimi passi?

Il primo sarà sicuramente costituito dal regolamento attuativo da parte del MiSE e di ARERA che dovranno anche prevedere un incentivo ad hoc sull’energia condivisa (energy sharing) all’interno delle comunità energetiche. Fermo restando l’opportunità di godere delle detrazioni fiscali nel caso di nuovi impianti fotovoltaici domestici, l’incentivo sull’energia condivisa non sarà cumulabile con quello previsto dal decreto FER 1.

Cosa prevede il Milleproroghe?

In estrema sintesi l’art. 42 bis del D.Lgs. n. 162 del 30/12/2019 consente di attivare l’autoconsumo collettivo, ovvero la realizzazione di comunità energetiche da fonti rinnovabili dove i consumatori si organizzano per produrre collettivamente l’energia per i propri bisogni.
La comunità energetica è composta da membri o azionisti (la cui partecipazione alla comunità non può costituire l’attività commerciale e industriale principale) che dispongono di impianti FER effettivamente situati nelle vicinanze delle residenze o delle aziende ai fini dell’auto-consumo.
I criteri individuati dal decreto Milleproroghe prevedono che:
  • la potenza complessiva degli impianti di ogni comunità energetica non può superare 200 kW;
  • gli impianti devono essere entrati in esercizio dopo il 29/2/2020 ed entro i 60 giorni successivi dall’entrata in vigore del provvedimento di recepimento della Direttiva UE 2018/2001;
  • i punti di prelievo e immissione devono essere ubicati su reti elettriche BT sottese alla medesima cabina di trasformazione MT/BT.
In questo modo i membri delle comunità energetiche potranno scambiarsi l’energia autoprodotta all’interno della rete locale di distribuzione, godendo di un beneficio che può essere destinato poi alla riduzione della bolletta dei singoli membri della comunità.

Chi è Italia Solare

Attiva dal 2015, Italia Solare è un’associazione che raggruppa oltre 800 fra imprese e professionisti operanti in Italia e in Europa nel settore dell’energia, con l’obiettivo di supportare modalità intelligenti e sostenibili per produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia elettrica.

Attraverso servizi dedicati rivolti ai soci, Italia Solare promuove la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico, e la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e le tecnologie per l’efficienza energetica degli edifici.

Grazie a 10 gruppi di lavoro, l’associazione segue e analizza tutti gli aspetti legislativi, tecnici, fiscali e regolatori che regolano lo sviluppo del fotovoltaico per le nuove installazioni, la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti esistenti, la partecipazione delle fonti rinnovabili al mercato dell’energia e la transizione energetica verso un modello basato sulla generazione distribuita.

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