DI.CO. e verifica impianti elettrici: i controlli iniziali

Cosa dichiara l’installatore e che verifiche svolge per rilasciare la Dichiarazione di Conformità?

Al termine dell’installazione di un impianto elettrico, l’azienda che ha eseguito il lavoro è chiamata a emettere la dichiarazione di conformità (DI.CO.) nei casi previsti dal DM 37/08. La DI.CO. è rilasciata su un modello ministeriale – ovvero un format predefinito – in cui l’impresa installatrice deve immettere alcuni dati quali la propria ragione sociale, la tipologia di impianto elettrico eseguito, la descrizione delle opere, i dati del committente e via dicendo.

Per esperienza, il redattore della DI.CO. presta la dovuta attenzione alla compilazione della prima parte del modello, mostrandosi invece superficiale sull’analisi della seconda parte del medesimo, ovvero tutto ciò che segue la parola “DICHIARA”, rischiando appunto di asserire…il falso!

Ma che cosa dichiara un installatore?

Secondo l’art.7 comma 1 del DM 37/08, l’impresa installatrice afferma sotto la propria responsabilità quanto segue:

  1. che l’impianto è stato realizzato in modo conforme alla regola dell’arte;
  2. che è stato rispettato un progetto (redatto o da un professionista iscritto all’albo o dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice, a seconda dei casi);
  3. che sono state seguite le norme tecniche di riferimento;
  4. che l’impianto è stato controllato ai fini della sicurezza e della funzionalità con esito positivo, avendo seguito le verifiche richieste dalle norme e dalle disposizioni di legge.

Secondo il DM, quindi, l’impianto non può essere dichiarato conforme – e messo in esercizio – senza avere eseguito tutti i controlli del caso. Ma di che verifiche si tratta e come devono essere eseguite?

La norma di riferimento

La Norma CEI 64-8 dedica una sezione intera, la Parte 6, alle verifiche sugli impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1.000 V in c.a. e a 1.500 V in c.c. e in particolare, vengono analizzate due categorie:

  • Verifiche iniziali (capitolo 61);
  • Verifiche periodiche (capitolo 62).

La tipologia di test la cui esecuzione viene dichiarata all’interno della DI.CO. è quella riconducibile alle verifiche iniziali, le quali «sono eseguite dopo la realizzazione di un impianto nuovo o la realizzazione di un’integrazione o una modifica di un impianto esistente, […] durante l’installazione, per quanto praticamente possibile, e al suo completamento, prima di essere messo in servizio dall’utente».

La Norma CEI 64-8/6 rimanda, al proprio interno, alla Guida CEI 64-14 “Guida alle verifiche degli impianti elettrici utilizzatori” applicabile alla verifica degli impianti elettrici di categoria 0 e di categoria 1, prendendo tuttavia in considerazione anche alcuni aspetti degli impianti di categoria 2 e categoria 3, nonché ambienti e applicazioni particolari quali autorimesse, centrali termiche, luoghi MARCI, cantieri, ecc.

L’esecuzione delle verifiche iniziali

Le verifiche iniziali si articolano in due fasi tra loro complementari (e non alternative!):

  1. esame a vista;
  2. prove.

Per esame a vista si intende la verifica di un impianto elettrico «utilizzando i sensi per accertare la corretta scelta ed installazione dei componenti elettrici». Secondo la norma, l’esame a vista deve procedere la prova e deve essere effettuato in assenza di tensione. A titolo di esempio, la verifica dell’integrità dei componenti elettrici, della compatibilità del loro grado di protezione (IP) con l’ambiente di installazione o anche solo il controllo di aver utilizzato il conduttore con guaina giallo-verde come PE ed il conduttore blu per il neutro attengono all’esame a vista.

Con il termine prove, invece, si intende «l’effettuazione di misure o di altre operazioni sull’impianto elettrico mediante le quali si accerta l’efficienza dello stesso impianto elettrico»; la norma precisa altresì che «la misura comporta l’accertamento di valori mediante appropriati strumenti, cioè valori non riscontrabili con l’esame a vista».

Ora, se nessuno potrebbe mai dubitare dell’esperienza e delle diottrie del responsabile tecnico di un’azienda installatrice, in grado quindi di svolgere un preciso e puntuale esame a vista sull’impianto installato, non è altrettanto certa la consistenza del “parco strumenti” di un impiantista, soprattutto se di piccole dimensioni o artigiano. Non è un’asserzione “snob”, ma purtroppo derivata dall’esperienza di continui rapporti di lavoro con bravissimi installatori, il cui unico strumento di misura è il tester.

Bene, come sarà chiarito in seguito, il tester non consente di eseguire tutte le verifiche iniziali richieste dalla norma!

Le prove strumentali

Tralasciando l’esame a vista, vale la pena considerare quali siano le prove strumentali richieste dalla norma.

I test da effettuare sono elencati al Par. 61.3.1 della CEI 64-8/6:

  1. continuità dei conduttori;
  2. resistenza dell’isolamento dell’impianto elettrico;
  3. Protezione mediante sistemi SELV e PELV o mediante separazione elettrica;
  4. resistenza dei pavimenti e delle pareti;
  5. protezione mediante interruzione automatica dell’alimentazione;
  6. protezione addizionale;
  7. prove di polarità;
  8. prova dell’ordine delle fasi;
  9. prove di funzionamento;
  10. caduta di tensione.

La norma specifica che le prove sopra citate debbano essere eseguite, per quanto applicabili, nell’ordine riportato; inoltre, nel caso in cui qualche prova indichi la presenza di un difetto, tale prova e ogni altra prova precedente – che possa essere stata influenzata dal difetto segnalato – devono essere ripetute dopo l’eliminazione del difetto stesso (quindi a volte è necessario ripetere le prove).

Attenzione: le prove iniziali non devono essere eseguite a campione ma sulla totalità dell’impianto elettrico!

Spiegare esattamente i dettagli esecutivi delle prove richieste non è lo scopo di questo breve articolo; vale però la pena soffermarsi su alcune verifiche strumentali, almeno le più comuni.

La resistenza di isolamento

La descrizione del processo è riportata all’interno del Par. 61.3.3 della Norma CEI 64-8/6.

La prova è finalizzata a verificare che la resistenza di isolamento di tutti i circuiti elettrici installati – con gli apparecchi utilizzatori disinseriti – sia sufficientemente alta per garantire l’idoneità dei cavi utilizzati e l’integrità del circuito medesimo. La resistenza di isolamento deve essere misurata tra ogni conduttore attivo e il conduttore di protezione connesso a terra; pertanto, ai soli fini dell’esecuzione della prova, tutti i conduttori attivi possono essere connessi assieme.

Vale la pena ricordare che in un sistema TT il neutro è considerato come un conduttore attivo (e non solo la/le fasi), mentre in un sistema TN-S il neutro ha lo stesso potenziale del PE, essendo loro stessi equipotenzializzati a livello del centrostella dell’avvolgimento secondario del trasformatore MT/BT dell’utente.

Per testare l’isolamento del circuito va applicata una tensione di prova in corrente continua – il cui valore dipende dalla tipologia di circuito considerato – e misurata la resistenza equivalente del circuito costituito da conduttore attivo-PE. Se la resistenza misurata è superiore a un valore limite imposto dalla norma, la prova ha esito positivo. La norma stabilisce i valori presenti in tabella la seguente tabella 1.

TABELLA 1. Valore minimo della resistenza di isolamento. Par. 61.3.3 Norma CEI 64-8/6

Tensione nominale del circuito

(V)

Tensione di prova c.c.

(V)

Tensione di isolamento

(MΩ)

SELV e PELV 250 ≥ 0.5
Fino a 500 V, compreso FELV 500 ≥ 1.0
Oltre 500 V 1.000 ≥ 1.0

 

Verifica della protezione mediante interruzione automatica dell’alimentazione

La descrizione del processo è riportata all’interno del Par. 61.3.6 della Norma CEI 64-8/6 e tratta, per i sistemi TT, della verifica delle protezioni differenziali.

In sostanza, il test consiste nell’iniezione di corrente sui terminali di uscita della protezione differenziale in modo tale da simulare un guasto che la protezione medesima è chiamata a interrompere, ovvero una dispersione verso terra.

Una volta generata la corrente di guasto compatibile con la corrente di soglia IΔN del differenziale, il test è superato qualora la corrente in cui scatta la protezione sia inferiore al valore IΔN medesimo; infatti lo strumento di test non eroga immediatamente IΔN, bensì raggiunge tale soglia in modo incrementale, consentendo alla protezione di intervenire anche da un valore inferiore.

La norma precisa che «l’interruzione automatica dell’alimentazione mediante dispositivi di protezione a corrente differenziale deve essere verificata […] mediante l’uso di adatte apparecchiature di prove senza misurare il tempo di intervento». Questa esclusione, che il comitato tecnico CT64 si è premurato di specificare, è quantomeno discutibile. A titolo di esempio, infatti, la vigente Norma di prodotto CEI 61009-1 “Interruttori differenziali con sganciatori di sovracorrente incorporati per installazioni domestiche e similari” riporta quali siano i tempi di intervento limite per le protezioni differenziali a seconda della corrente di guasto rilevata, come descritto in tabella 2.

Tabella 2. Valori limite per interruttori differenziali. Par. 5.3.8 Norma CEI 61009-1

  Valore limite di durata di interruzione e di non intervento (s) per interruttori differenziali di tipo AC e A in presenza di correnti differenziali alternate

(valori efficaci) uguali a

Tipo IN A IΔN A IΔN 2 IΔN 5 IΔN 5 IΔN
O

0.25 Aa

5 A – 200 A,

500 Ab

IΔtc  
Generale Qualsiasi < 0.03 0.3 0.15   0.04 0.04 0.04 Durate massime di interruzione
0.03 0.3 0.15   0.04 0.04 0.04
> 0.03 0.3 0.15 0.04   0.04 0.04
S ≥ 25 > 0.03 0.5 0.2 0.15   0.15 0.15
  > 0.03 0.13 0.06 0.05   0.04 0.04 Durate minime di non intervento
a  Per questa prova, il valore è da precisare dal costruttore

b  Le prove sono effettuate solo durante la verifica del corretto funzionamento secondo 9.9.1.2 d), ma in qualsiasi caso i valori superiori al limite inferiore del campo di intervento  istantaneo per sovracorrente non sono provati.

c  La prova viene eseguita con una IΔt uguale al limite inferiore del campo di intervento istantaneo per sovracorrente dei tipi B, C o D, a seconda del caso

 

Quindi, se un interruttore differenziale installato ex novo su un impianto interviene a IΔN in 500 ms, è da considerarsi efficiente? Secondo la norma CEI 64-8/6 si, secondo ragionevolezza probabilmente no.

Attenzione: la norma non si limita alla sola prova strumentale dei differenziali, ma mira altresì a verificarne l’esatto coordinamento con l’impianto di terra, secondo la nota relazione per la quale il prodotto tra la resistenza di terra e la corrente di intervento nominale della protezione differenziale sia inferiore a un valore massimo stabilito dalla norma (50 V o 25V  a seconda dei casi); quindi l’installatore è tenuto anche a misurare la resistenza dell’impianto di terra RE.

È noto che, in un sistema TN un guasto di isolamento verso massa, generi valori di corrente dispersa paragonabili alla corrente di corto-circuito fase-terra, in quanto la corrente di guasto si richiude non tramite i dispersori bensì dal PE, con impedenze molto più basse rispetto ad un sistema TT (e con valori di corrente molto più elevate). Pertanto, la norma prescrive la misura dell’impedenza di anello, in modo da verificarne il coordinamento con la soglia magnetica dell’interruttore posto a monte del circuito guasto. Naturalmente ciò è valido nella misura in cui le protezioni installate in un sistema TN siano prive di differenziali; nel caso opposto, vale quanto già discusso per i sistemi TT.

La strumentazione di prova

In conclusione, il nocciolo della questione è il seguente: non è possibile ottemperare a quanto richiesto dalla norma CEI 64-8/6 – senza rischiare di dichiarare il falso nella DI.CO – se l’installatore non ha l’idonea strumentazione di test.

Tutti principali produttori di strumenti di misura hanno nel proprio portafoglio delle valigette o degli strumenti compatti in grado di eseguire le prove richieste dalla CEI 64-8; la maggior parte di questi strumenti fa anche di più, ovvero possono essere utilizzati anche come analizzatori di rete con ampia memoria interna. È un investimento, da parte dell’installatore, a cui non è possibile rinunciare.

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