Dati FME: la filiera segna +15% di fatturato pre-estivo

FME filiera in crescitaI dati FME aggiornati a maggio segnano una ripresa netta e omogenea dei fatturati dei grossisti di materiale elettrico italiani. L’analisi di Ezio Galli, Presidente di FME.

L’analisi dei dati SVE di FME

Ezio Galli FME
Ezio Galli, Presidente FME

Senza la pandemia, molto probabilmente il 2020 sarebbe stato un anno favorevole per il mercato della distribuzione di materiale elettrico. Ma secondo quanto emerge dai dati SVE (Statistiche Venduto Elettrico) di FME, il ritorno ai livelli pre Covid è comunque a portata di mano, visto che da gennaio a maggio 2021 emerge un incoraggiante +15% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il 2020 non è stato preso in considerazione, essendo eccessivamente condizionato dal lockdown e dalle restrizioni delle attività. Ezio Galli, Presidente FME, analizza trend e scenari del comparto basandosi sui dati disponibili nella prima settimana di luglio, periodo nel quale quest’intervista è stata rilasciata.

Come valuti i dati dei primi cinque mesi dell’anno?

«Stando alle impressioni e alle previsioni che periodicamente ci scambiamo tra colleghi in Federazione, tutti avevamo ritenuto probabile un ritorno ai livelli di fine 2019 entro la fine di quest’anno: essere a +15% già a maggio, nel confronto con il 2019, è un risultato che va oltre le nostre aspettative. Sono cifre da considerarsi estremamente positive in quanto la crescita riguarda il mercato Italia nel suo insieme, nel raffronto con l’ultimo anno dall’andamento regolare, non inficiato dalle conseguenze della pandemia.

Ritengo che anche i dati di giugno e luglio possano essere positivi, ma va anche considerato che lo scorso anno, a partire da luglio, la situazione era tornata a una sostanziale normalità, e che gli andamenti di ottobre, novembre e dicembre 2020 erano risultati positivi rispetto agli stessi mesi del 2019. Per questo, è possibile che nell’ultima parte dell’anno non assisteremo agli stessi incrementi rilevati finora, ma a dati comunque buoni che potrebbero farci chiudere il 2021 con un +5%. Inoltre, ricordiamo che a fine 2020 il nostro settore aveva segnato un -6%: una chiusura certamente in negativo, ma non “drammatico” e tutto sommato contenuto, rispetto a quanto era successo nella prima parte dell’anno».

La domanda di beni durevoli resterà sostenuta nei prossimi 5 anni, il resto lo faranno gli incentivi. Un’opportunità anche per la filiera elettrica?

«Quella che noi rileviamo è una crescita omogenea in tutti i comparti del mercato elettrico: civile, industriale, rinnovabili. Sulle performance di fotovoltaico, pompe di calore e sistemi ibridi può avere inciso il Superbonus 110%, come anche su altri segmenti specifici che aggiungono certamente valore all’impianto, ma hanno un’incidenza limitata sul materiale elettrico di base, che è evidentemente in crescita per altre ragioni».

Prodotti e sistemi evoluti sono segmenti “di nicchia” che offrono grandi opportunità da cogliere: sarà semplice?

«Questa è l’annosa questione. I distributori possono informare i propri clienti, vale a dire gli installatori, sui nuovi prodotti e sui nuovi concetti che portano alla realizzazione di un impianto elettrico evoluto, ma senza un loro effettivo coinvolgimento, il processo si arresta. Al contrario, quando siamo noi a riuscire a raggiungere direttamente l’utilizzatore finale, in 9 casi su 10, dei risultati si ottengono.

Anche le agenzie, da parte loro, svolgono il proprio lavoro di promozione e informazione: i loro sforzi per trasferire le informazioni agli installatori si aggiungono ai nostri, ma in pochi casi si rivolgono all’utente finale. Chiaramente ci sono anche installatori molto capaci nel proporre le nuove soluzioni tecnologiche ai propri clienti, ma questo non basta. Dunque, se non riusciamo a convincerli che il mercato si evolve a velocità sostenuta e che è necessario cambiare passo, c’è il rischio di essere superati da altri attori più pronti e abili a rivolgersi al consumatore».

La disintermediazione spesso accade quando si crea un vuoto nel servizio e magari il pubblico ha trovate i prodotti più facilmente altrove, è corretto?

«Può darsi, ma occorre comunque saper riconoscere le vere opportunità. In altre parole, non è sufficiente un assistente vocale per poter controllare l’impianto elettrico, che richiede a monte competenze certificate. La nostra filiera ha in questo un ruolo insostituibile, che sarebbe opportuno valorizzare imprimendo una reale accelerazione al processo di innovazione».

È plausibile che le classificazioni ETIM, nel facilitare la gestione delle informazioni, possano far allargare l’offerta dei distributori ad altre merceologie legate alla ristrutturazione?

«C’è sicuramente un dialogo aperto tra FME e Angaisa, in forza del quale sono state fatte delle analisi sulla possibilità che i distributori ITS possano utilizzare il nostro sistema digitale di catena dell’ordine. Ma occorrono ulteriori valutazioni al riguardo. Noi distributori, ma credo anche e soprattutto i produttori, abbiamo la necessità di disporre dati che siano quanto più omogenei tra di loro. Lo sviluppo attualmente in corso riguarda l’elaborazione dei dati del venduto dei grossisti correlati alle classificazioni ETIM, che permettono di realizzare analisi e raffronti molto più omogenei di quanto si possa fare oggi.

Una commissione di FME sta seguendo l’avanzamento di questo progetto insieme a Metel. D’altronde, lo sviluppo e l’aggiornamento della piattaforma SVE sono costanti: l’FME continuerà a farsi garante della validità e della correttezza dei dati, tenendo conto di qualsiasi segnalazione volta a verificarne la veridicità e ad apportare le opportune correzioni. È infatti plausibile che, su una mole così elevata di dati, possano verificarsi di tanto in tanto delle incongruenze».

Lo SVE è ormai uno strumento di lavoro per questa filiera?

«Senza dubbio. Conoscere l’andamento del mercato è utile per chiunque faccia parte di questo settore. Nell’ultimo anno, abbiamo registrato un incremento delle richieste di accesso da parte dei produttori, ma anche alcuni grossisti che sono ai margini della Federazione hanno manifestato interesse sui dati. Siamo partiti con un nucleo di aziende che si è abbonata ai dati SVE fin dalla sua partenza, mentre oggi sono oltre 100 le ragioni sociali che hanno aderito al servizio: produttori di materiale elettrico ma anche altre aziende, non strettamente connesse a questo settore, ma comunque interessate ad avere un metro di valutazione del nostro mercato».

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