Italiani, poveri e insicuri. Un autoritratto impietoso

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Handsome young man's faceEccede in pessimismo o fotografa una preoccupante realtà? Il settimo “Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa”, realizzato per conto di Fondazione Unipolis da Demos&Pi e Osservatorio di Pavia, presentato in questi giorni a Milano, mostra un popolo italiano afflitto da crescenti paure, per la povertà crescente, la disoccupazione, l’instabilità politica, il futuro incerto dei figli e così via. Sul fronte della sicurezza personale, il ritornello non cambia: l’85% degli italiani ha l’impressione che la criminalità sia in aumento nella propria città e nella propria zona e il “furto in casa” continua a essere una paura difficile da sciogliere. Particolarmente preoccupante il dato secondo il quale più delle metà (52%) degli intervistati si ritiene all’interno della fascia sociale “bassa o medio-bassa”, evidenziando una società che ha l’impressione di “scivolare verso il basso”.

All’incontro di presentazione del Rapporto sono intervenuti Ilvo Diamanti, docente a Urbino e direttore scientifico di Demos&Pi, Antonio Nizzoli, direttore Osservatorio di Pavia, Fabio Bordignon, responsabile ricerca Demos&Pi, Don Virginio Colmegna, presidente Fondazione Casa della carità, Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale di Milano, Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol e
Fondazione Unipolis. Ha coordinato Luca Sofri, direttore de Il Post.
E’ l’Italia della “Grande Incertezza”, come la definisce il prof. Ilvo Diamanti nel suo commento ai dati emersi dal Rapporto, che indaga sulla relazione tra “percezione, rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza”. La società italiana, quale essa emerge dall’analisi di opinione come dalle immagini che ne danno i media sia televisivi che cartacei, è caratterizzata, sottolinea Diamanti, dalla “perdita dei riferimenti di
valore, istituzionali, normativi che fornisce la politica. Rende il clima d’opinione deluso, ma ancor di più: disorientato”. Così, se la stessa crisi economica ha in qualche modo “perduto centralità” e gli “attori criminali hanno perduto visibilità”, il “risentimento sociale si è rivolto in direzione diversa e inversa”, rispetto a chi in passato era ritenuto responsabile delle difficoltà e dei problemi. Per Diamanti, “lo schema narrativo si è quasi rovesciato: crisi politica -> crisi economica -> insicurezza sul futuro”. Futuro che “è pressoché scomparso. Si è perso, anch’esso, nella nebbia della Grande Incertezza in cui siamo scomparsi”.

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