Gli interruttori differenziali di tipo AC, A, F, B

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a cura di Daniele Pennati

Un aspetto fondamentale che a volte viene trascurato nella scelta dell’interruttore differenziale è la forma d’onda della possibile corrente di guasto. La presenza di componenti a semiconduttore all’interno degli apparecchi utilizzatori è ormai diffusa sia nel settore industriale sia  in quello del terziario e del civile residenziale.

L’elettronica applicata ha contribuito ad un più razionale e proficuo utilizzo dell’energia elettrica: nella quasi totalità degli elettrodomestici di uso più comune la regolazione dei relativi parametri più significativi, quali per esempio la temperatura nei frigoriferi e freezer, il livello dell’acqua nelle lavatrici e lavastoviglie, la velocità o la coppia dei motori azionanti trapani, lavatrici, aspirapolveri, è realizzata mediante dispositivi elettronici. Vi è poi tutta una gamma di apparecchi come televisori, radio, telescriventi, monitor di elaborazione dati, la cui alimentazione è effettuata mediante raddrizzatori direttamente connessi alla rete di alimentazione in corrente alternata, alimentatori switching.

Il principio di funzionamento dell’interruzione differenziale si basa sulla variazione nel tempo della corrente differenziale rivelata dall’interruttore stesso. Conseguentemente, se la corrente di guasto assume un andamento nel tempo di tipo pulsante unidirezionale o di tipo continuo oppure ha una frequenza particolarmente elevata la sua corretta rivelazione risulta più difficoltosa. Sulla base della capacità degli interruttori differenziali ad intervenire correttamente in funzione delle possibili differenti tipologie di correnti differenziali (di guasto) sono stati definiti in sede internazionale ed a livello normativo quattro tipologie. In accordo con le Norme di prodotto CEI EN 61008-1, CEI EN 61009-1, CEI EN 60947-2, EN 62423, IEC 62423 2a ed, gli  interruttori differenziali vengono classificati di tipo AC, A, F, B.

Interruttore differenziale tipo AC il cui intervento è assicurato per correnti alternate sinusoidali differenziali applicate improvvisamente o lentamente crescenti (CEI EN 61008-1)

Interruttore differenziale tipo A il cui intervento è assicurato per correnti alternate sinusoidali  differenziali e per correnti unidirezionali differenziali pulsanti applicate improvvisamente o lentamente crescenti (CEI EN 61008-1)

Interruttore differenziale di tipo F il cui intervento è assicurato come per il tipo A e per i seguenti tipi di correnti differenziali:

Composite multifrequenza

Unidirezionali pulsanti sovrapposte a una corrente continua livellata (smooth direct current) di 0,01 A.

Per l’interruttore differenziale tipo B l’intervento è assicurato come per il tipo F e per i seguenti tipi di correnti differenziali applicate improvvisamente o lentamente crescenti:

  • alternate sinusoidali con frequenze fino a 1000 hz.
  • alternate alla frequenza nominale sovrapposte a una corrente continua livellata di 0,4 i∆n  o 10 ma a seconda del valore più alto. l’interruttore differenziale deve intervenire per un valore della corrente alternata non superiore a i∆n.
  • unidirezionali pulsanti sovrapposte a una corrente continua livellata (smooth direct current) di 0,4 i∆n  o 10 ma a seconda del valore più alto. l’interruttore differenziale deve intervenire per un valore della corrente alternata non superiore a1,4 i∆n per interruttori differenziali con i∆n  > 10ma  o non superiore a 2 i∆n  per interruttori differenziali con   i∆n  <= 10ma.  (il valore della corrente differenziale di intervento pari a 1,4 i∆n  o 2 i∆n  corrisponde al valore efficace della semionda della corrente unidirezionale pulsante)
  • pulsanti unidirezionali che possono essere generate da circuiti di raddrizzamento alimentati da due fasi. l’interruttore differenziale deve intervenire entro i limiti di 0,5 i∆n  e 2 i∆n.
  • pulsanti unidirezionali che possono essere generate da circuiti di raddrizzamento alimentati da tre fasi. l’interruttore differenziale deve intervenire entro i limiti di 0,5 i∆n  e 2 i∆n.
  • continue livellate prodotte da circuiti polifasi. l’interruttore differenziale deve intervenire entro i limiti di 0,5 i∆n  e 2 i∆n.

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