Anomalie? Sotto controllo con la domotica

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domotica e anomalieCome è noto, la domotica offre un valido contributo, sia nel campo della sicurezza domestica (safety), che in quello dell’antintrusione (security). Nel primo caso, ossia quello che ha come obiettivo il controllo delle eventuali anomalie della casa limitandone le possibili conseguenze, il sistema domotico offre la possibilità di integrare e gestire i diversi apparati di sicurezza rendendo più efficace e tempestivo il loro intervento in caso di bisogno.

Allarmi tecnici per fughe di gas e incendio

Nel locale cucina è possibile una fuga di gas oppure lo sviluppo di un principio di incendio dovuto, ad esempio, ad una distrazione nell’uso dei fornelli. Lo stesso problema può presentarsi dove è collocata la caldaia di riscaldamento. Per ridurre le probabilità di incidenti, è possibile prevedere, nel locale in questione, un rilevatore di fughe di gas che comanda una elettrovalvola posta a valle del contatore medesimo. In modo analogo, un sensore di fumo se attivato, inserisce l’allarme incendio provvedendo eventualmente a compiere in automatico, quelle operazioni che possono limitare i danni come, ad esempio, l’interruzione dell’erogazione del gas nell’abitazione. Questi dispositivi devono funzionare in modo automatico e senza alcun intervento da parte dell’utente. Essi possono essere previsti in impianti tradizionali ma, nell’impianto domotico, l’allarme tecnico può essere arricchito di ulteriori azioni come, ad esempio, l’apertura automatica della finestra della cucina in presenza di gas o fumo nell’ambiente. Inoltre, all’intervento del dispositivo, è possibile abbinare diversi tipi di segnalazione (suoneria, spie luminose) visualizzabili anche sul pannello di controllo della casa attraverso il quale l’utente, può ottenere maggiori informazioni sull’accaduto. In questo modo, l’allarme può essere trasmesso ad un apparato remoto come un cellulare, un computer o un centro di assistenza e monitoraggio.

Monitoraggio dei locali da bagno

Un’altra tipologia di allarme tecnico è quello relativo agli allagamenti. I dispositivi antiallagamento rilevano la presenza di acqua nell’ambiente. In caso di allarme, attivano la chiusura delle elettrovalvole collocate nell’impianto idrico sulla tubazione principale oppure, rispettivamente, sulle tubazioni dell’acqua calda e fredda. Questi sensori vengono collocati nei bagni, nel locale lavanderia e in cucina. Devono essere fissati a parete e posizionati ad un altezza massima di 2 mm dal pavimento per rilevare il problema nel più breve tempo possibile limitando i danni. Ne esistono funzionanti anche in radiofrequenza senza fili.

La gestione di allagamenti

Qualora invece si desideri prevenire direttamente le situazioni di allagamento, è possibile prevedere un sistema di allarme adatto a segnalare se un rubinetto è stato inavvertitamente lasciato aperto. Per fare questo, occorre installare in modo combinato, due dispositivi. Il primo è un flussostato che rileva il passaggio di acqua nei tubi, il secondo è costituito da un sensore di presenza per sorvegliare il locale da bagno e rilevare l’assentarsi dell’utente. Il sistema domotico deve essere configurato in modo da mettere in relazione la segnalazione dei due sensori fra loro. Precisamente, se viene rilevato flusso d’acqua nei tubi ma non è presente alcuna persona nel locale, viene inviata la segnalazione di anomalia all’impianto. Quest’ultimo, in funzione di quanto predisposto a livello informatico, può attivare direttamente la chiusura delle elettrovalvole collocate sull’impianto idrico. Inoltre, può avvisare l’utente presente nell’abitazione mediante un avviso di tipo visivo e / o acustico su uno schermo, infine, inviare la segnalazione a una postazione remota (ad esempio un computer o cellulare collocato altrove).

Lo stesso sistema può essere utilizzato, in analoghe situazioni, su strumenti diversi dal rubinetto dell’acqua. Infatti, in un sistema domotico, è possibile combinare fra loro diversi dispositivi di ingresso ottenendo nuove funzioni adatte a diverse esigenze.

Nel caso dell’esempio relativo all’impianto idrico munito di rilevatore di presenza e flussostato, la collocazione di quest’ultimo, dipende dal collegamento delle tubazioni con i sanitari. Ad esempio, se in bagno sono previste tubazioni dell’acqua calda e fredda, è bene prevedere due flussostati per ognuno dei due sistemi. Inoltre, un solo flussostato utilizzato a monte dell’impianto idrico della casa, può essere utile per rilevare, nei periodi dove l’abitazione è disabitata, eventuali perdite d’acqua presenti in zone non monitorate dai dispositivi antiallagamento (ad esempio in tratti di tubazione esterne in cortile o in giardino).

Sorveglianza delle porte esterne ed interne alla casa

Con un contatto magnetico, è possibile monitorare l’apertura e la chiusura di una porta. Normalmente questo tipo di sensore è utilizzato negli impianti antintrusione, tuttavia lo stesso, può essere impiegato nei sistemi domotici con diversi scopi. Ad esempio, il contatto magnetico per porte e finestre può essere utile per verificare se è stato lasciato aperto un cancello esterno oppure, per verificare se una persona anziana incapace di intendere e volere, ha lasciato la sua stanza o una zona della casa a lei destinata. Altri impieghi consistono, ad esempio, per verificare la chiusura di frigoriferi e congelatori e, su case a diversi piani, sorvegliare la chiusura di un eventuale cancelletto di sicurezza finalizzato ad impedire ai bambini di cadere dalle scale mentre giocano. Il sistema domotico in questi casi, invia un segnale di avviso all’utente che si trova in un’altra zona dell’abitazione oppure, contemporaneamente, attiva un segnale di allarme evidenziabile anche su uno schermo di supervisione. Se necessario, è possibile inviare un segnale a un dispositivo remoto ad esempio, tramite un remotizzatore GSM (purché vi sia un’adeguata copertura del segnale).

Gestione dei carichi elettrici

Nelle moderne abitazioni sono presenti molti carichi elettrici, alcuni con notevoli livelli di consumo energetico. Soprattutto con i nuovi contatori elettronici, è più frequente il superamento della potenza contrattuale relativa al punto di consegna dell’energia nella casa. Allo scopo di prevenire sovraccarichi, è possibile utilizzare componenti domotici in grado di monitorare l’assorbimento di corrente e segnalare al sistema, il superamento della soglia massima prevista. E’ possibile configurare l’apparato in modo che, al verificarsi di questo inconveniente, vengono  disinseriti automaticamente i carichi elettrici partendo da quelli meno importanti. Più precisamente, al momento della configurazione dell’impianto domotico, ogni carico controllato dal sistema riceve una priorità, indicata ad esempio, con un numero. In caso di sovraccarico, verranno scollegati i carichi meno importanti (ossia con priorità più bassa) lasciando in funzione quelli con priorità maggiore. Il sistema domotico, oltre a compiere queste operazioni, può anche inviare all’utente, un avviso di superamento della potenza massima consentita in modo da informarlo del problema. In alcuni sistemi è possibile, nel caso di arresto di un carico, forzarne il funzionamento per mezzo di un pulsante. In questo modo, il sistema domotico di gestione carichi disalimenta un altro apparecchio con priorità più bassa. È inoltre possibile, eventualmente, prevedere un tempo massimo di distacco per ogni utilizzatore superato il quale, il sistema ripristina l’alimentazione di quel determinato apparecchio.

Funzioni efficaci della domotica

Un dispositivo di “gestione carichi” che, una volta collegato al cavetto bus del sistema domotico, opportunamente configurato e programmato, consente il distacco del carico non prioritario in caso di assorbimento superiore alla soglia contrattuale.

Un’interfaccia con alcuni ingressi (in funzione delle esigenze) per il collegamento di pulsanti di comando per poter inviare input al sistema.

Attuatori per l’attivazione e disattivazione dei carichi elettrici con contatti da 16 A. L’elettronica interna del dispositivo è normalmente alimentata attraverso il cavetto bus.

I tipi di elettrovalvole

È importante, al termine degli eventi dopo la risoluzione del problema, prevedere una modalità di ripristino che riporti il sistema nelle condizioni iniziali. Per quanto riguarda la tipologia di elettrovalvole in commercio, ne esistono di due tipi: normalmente aperte (NA) e normalmente chiuse (NC). Le prime, consentono il transito del fluido in mancanza di alimentazione. Le seconde invece, restano comunque chiuse nella posizione di riposo senza alcun passaggio di fluido al loro interno. Queste ultime offrono maggiori garanzie dato che, in mancanza di alimentazione, il circuito idraulico risulta interrotto.

I casi di gas metano e di GPL

Tuttavia, per effettuare una scelta corretta fra le due tipologie di apparecchi, occorre considerare le modalità di riattivazione e le capacità dell’utente nel metterle in atto. Per quanto riguarda la rete gas dell’abitazione, la normativa richiede un’elettrovalvola a riarmo manuale. Nel caso si desideri realizzare, per questioni di comodità, un sistema dove l’apertura e la chiusura del gas sia completamente automatica, è possibile prevedere una seconda elettrovalvola a valle della prima. I rilevatori di gas vengono collocati a circa 20 cm dal soffitto nel caso di impianti a gas metano. Nel caso di GPL, dato che questo combustibile tende ad accumularsi nella parte inferiore di un ambiente, il sensore viene previsto a 20 cm dal pavimento. (ing Franco Zavatarelli).

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